IL PARADIGMA OLISTICO

 


  1. INTRODUZIONE

  2. I SISTEMI UNITARI E L'EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA


 

INTRODUZIONE


 

IL PARADIGMA OLISTICO

L’anima comune della cultura emergente

 

Olos in greco significa “il Tutto”, l’Unità Globale”

 

Un gruppo di scienziati, studiosi e ricercatori del Club di Budapest si sono riuniti in una

Accademia Olistica, per sviluppare il Paradigma Olistico e creare una Rete di Coscienza Planetaria capace di riunire le culture etiche e sostenibili e raggiungere entro i prossimi anni una Massa Critica Planetaria di 60 milioni di persone consapevoli e responsabili e dare inizio al Worldshift, il grande cambiamento verso una Civiltà Globale

 

 "Abbiamo raggiunto un punto di cruciale importanza nella nostra storia. Siamo all'inizio di un nuovo periodo di evoluzione sociale, spirituale e culturale. Stiamo evolvendo verso un sistema interconnesso, basato sull'informazione, che abbraccia l'intero pianeta. La sfida che ora dobbiamo affrontare è quella di scegliere il nostro futuro. La nostra generazione è chiamata a decidere il destino della vita su questo pianeta, a creare una società globale pacifica e cooperante, continuando così la grande avventura dello spirito e della consapevolezza sulla Terra".

    

Estratto dal “Manifesto nello Spirito della Coscienza Planetaria”

 

 

Il paradigma olistico
Il  paradigma olistico è la visione dell’unità dell’esistenza, in cui noi stessi esistiamo come elementi inscindibili. Il paradigma olistico nasce da una percezione organica e profonda di sé e del mondo come se la vita e la coscienza permeassero ogni cosa e ogni fenomeno permettendoci di sentirci intimamente legati alla rete unitaria della vita. Il paradigma olistico ha radici antiche che emergono dalla preistoria umana e che si manifestano pienamente nelle grandi civiltà del passato in particolare nella tradizione induista, jainista, tantrica, taoista, buddista, mesopotamica o greca antica. Dopo vari secoli di dominanza della visione materialista e dicotomica, oggi questa visione sta riemergendo con una ricchezza, una complessità e una creatività mai conosciute prima.

Oggi il paradigma olistico costituisce di fatto la base teorica della maggior parte dei movimenti culturali emergenti, dall’ecologia profonda, alle medicine olistiche, dall’educazione globale alla neuropsicologia, dalla ricerca spirituale alla nuova fisica e alla pace. Il paradigma olistico è l’anima comune dell’intera cultura emergente, il nucleo concettuale della moltitudine di gruppi, movimenti e associazioni che sta estendendosi in ogni angolo della Terra. Sociologicamente chiamiamo questa popolazione i “Creativi Culturali” perché stanno creando una nuova cultura unitaria, umana e sostenibile.

 

Siamo partiti dai dati delle ricerche sociologiche internazionali promosse dal Club di Budapest sui “Creativi Culturali”, che testimoniano come il 30% circa della popolazione dei paesi più industrializzati sia orientata ad una visione olistica, globale, pacifica, interculturale, autoconsapevole e rispettosa della Terra. Un enorme numero di persone sensibili e intelligenti, che potrebbero modificare facilmente lo stato delle cose, ma che a tutt’oggi sono estremamente frammentate in associazioni, gruppi e centri, e che quindi, separatamente, non riescono a far sentire la loro voce e a sostenere la loro visione.

 

I Creativi Culturali e il Progetto Globale

Riteniamo che i Creativi Culturali siano l’unica reale possibilità di rinnovamento della società globale verso un futuro sostenibile ma che per ottenere tali risultati debbano riconoscersi tra loro come artefici di un grande e articolato movimento culturale che ha un’unica anima comune, un unico paradigma di fondo, e creare così una “massa critica” capace di catalizzare un “worlshift” ossia un cambiamento globale, risultato di mutamenti culturali e sociali di grande portata.


Per questa ragione, in questo momento critico della storia planetaria in cui tutte le principali ricerche internazionali(1) testimoniano il drammatico stato del pianeta, abbiamo sentito il bisogno di promuovere un progetto globale per studiare il paradigma olistico e la sua concezione unitaria, ecologica, pacifica e umana con lo scopo di favorire la riunione dei creativi culturali e sostenere così un differente orientamento della nostra intera società. Il paradigma olistico rappresenta il cuore di questo progetto.

Alla fine degli anni ottanta abbiamo creato l’Accademia Olistica e riunito un gruppo interdisciplinare di ricercatori e studiosi italiani e stranieri, che collabora per studiare i principi del paradigma olistico e creare modelli unitari che favoriscano la presa di coscienza e l’aggregazione dei Creativi Culturali e incoraggiare la loro evoluzione verso possibili alleanze globali.

Nel 1996 abbiamo portato il nostro centro di studi e ricerche dell’Accademia Olistica a Villa Demidoff, edificio storico immerso nel verde delle colline toscane, sede del Villaggio Globale di Bagni di Lucca e del Club di Budapest Italia, dove, col sostegno di Ervin Laszlo e di numerosi membri del comitato scientifico, abbiamo fatto ulteriormente avanzare il progetto globale, creando progetti concreti su internet di aggregazione culturale come la presente ”Enciclopedia Olistica”, il portale della “Rete Olistica”, il “Censimento Globale”, le ricerche sulla coscienza globale individuale e collettiva, e la stessa ricerca sociologica italiana sui Creativi Culturali, sviluppata con l’importante contributo scientifico del Prof. Enrico Cheli e dell’Università di Siena.

 

Il cambio di paradigma
Oggi, agli inizi del terzo millennio, noi riteniamo che il paradigma olistico sia l’unica possibile risposta creativa e sostenibile alla cultura contemporanea che da secoli si basa sulla separazione tra materia e coscienza, e quindi tra scienza e spiritualità: radici della divisione interiore dell'uomo moderno e della sua parallela separazione dalla Terra.

Il cambiamento epocale - dalla cultura della frammentazione, che ha diviso nazioni, civiltà e razze, alla cultura globale - richiede oggi un “cambio di paradigma”: da un modello dicotomico (basato appunto sulla divisione tra scienza e coscienza, tra mente e corpo, uomo e natura, nazioni e culture) ad un modello olistico capace di offrire una comprensione più unitaria e complessa dell’essere umano e del pianeta. Questa “rivoluzione di paradigma” non è ideologica ma nasce dalla spontanea “rivoluzione della coscienza” di milioni di Creativi Culturali di tutto il pianeta: una trasformazione interiore, personale e sociale da una mente frammentata ed egoistica ad una coscienza più globale e unitaria.

 

Cos'è un paradigma?                                                                                                  
Ma che cos'è un paradigma, e perchè è così importante in questo momento storico?

Un paradigma è uno schema collettivo di interpretazione della realtà, un modello dell'essere umano e del mondo, che può condizionare – positivamente o negativamente - il modo di pensare e di vivere di una piccola parte della società o di un'intera civiltà.

Il paradigma che ha dominato la nostra civiltà negli ultimi secoli è un paradigma dicotomico. La base filosofica di questo paradigma si basa sulla divisione o dicotomia cartesiana tra scienza e coscienza, tra materia e spirito, tra res extensa e res cogitans(2). Questa dicotomia tra scienza e coscienza ha creato una biologia priva del concetto di vita, un concetto di evoluzione casuale senza intelligenza, una medicina senza anima, una psicologia senza coscienza, una logica economica senza etica.

 

La dominanza materialista

Il paradigma dicotomico nasce storicamente da una società medioevale dove il potere politico, sociale ed economico erano divisi tra stato e chiesa, ed erano largamente prevalenti sul lato spirituale, etico e umano; dove lo stesso potere religioso era particolarmente dogmatico e teocratico, lontano quindi dall'autentica esperienza spirituale vissuta individualmente. Le difficoltà dei grandi mistici come San Francesco o Santa Teresa testimoniano la radicata difficoltà di riconoscimento spirituale di quel periodo. L'inferenza del potere religioso sull'intera cultura e quindi anche sulla scienza era totale, ne sono la prova il processo a Galileo Galilei, iniziatore del metodo sperimentale e padre della scienza moderna, costretto ad abiurare dati documentati e oggettivi.

Il lato positivo di questa dicotomia cartesiana è stata la possibilità di sviluppare una scienza finalmente libera da condizionamenti religiosi, che ha potuto studiare le leggi dell'esistenza in modo non più ideologico ma empirico, sperimentale. Questo ha portato ad una velocissima evoluzione delle scienze fisiche, meccaniche, astronomiche, biologiche e mediche.

 

Il riduzionismo e la rimozione della coscienza

Per contro questa forzata assenza dell'elemento interiore, spirituale, ha generato una scienza fortemente riduzionista che tende ad interpretare i fenomeni in modo meramente materialista e meccanicista, che rimuove la coscienza e l'intelligenza da ogni interpretazione e tende a dividere gli elementi di un sistema analizzandoli e studiandoli in modo frammentato come pezzi di una macchina. Questo metodo ovviamente funziona perfettamente con le macchine ma se viene applicato ad un organico sistema vivente, come un animale, un essere umano o il pianeta, genera devastanti ripercussioni: la Terra diventa materia da usare, foreste da tagliare, giacimenti da estrarre, balene da squartare, sfruttamento degli essere umani, delle donne, dei bambini, come fossero pezzi di una macchina commerciale che deve produrre reddito. Per incrementare le piantagioni intensive delle multinazionali USA in Amazzonia sono state massacrate ed estinte decine di popolazioni indigene, in Cina, la vendita di organi alimenta il numero di prigionieri politici giustiziati da cui vengono espiantati.

 

Il paradigma olistico antico

A questo paradigma della divisione i Creativi Culturali di tutto il mondo rispondono con un paradigma olistico, basato sulla comprensione dell'intero, del “tutto”. La base essenziale del paradigma olistico è quindi la comprensione dell'unità sistemica globale, che supera la divisione dicotomica materia-spirito e comprende l'inscindibile coesistenza della dimensione esteriore e interiore in ogni fenomeno.

Questa unità delle due dimensioni dell'esistenza – la res extensa e la res cogitans - è alla base delle antiche tradizioni spirituali di tutto il mondo: come le scuole yogiche, tantriche, shivaite, dove l'energia fisica della materia (mater) era concepita come Shakti il principio divino materno femminile e dove la coscienza era rappresentata come Shiva, il Dio, l'invisibile motore interiore oppure come Prakriti (la madre natura) e Purusa (l'uomo cosmico universale). Nella tradizione taoista l'unità dell'esistenza: il Tao è l'unione di Yin (il principio femminile universale) e Yang , (il principio maschile universale).

La base del paradigma olistico è l’unità, la visione di ogni sistema nella sua globalità e complessità, che include sempre la dimensione interiore, spirituale. Oggi, come allora, il paradigma olistico si fonda su un modello unitario di essere umano che ha come centro la coscienza globale di sé, il senso di integrità psicofisica e su un modello di pianeta inteso come “Gaia”, un gigantesco organismo vivente, una “coscienza planetaria globale”.

 

L’inizio della nuova cultura unitaria
Proviamo ora a tracciare una panoramica storica di come si sviluppato il paradigma olistico nella nuova cultura contemporanea. Benché il termine “olismo” venne coniato nel 1926, da Jan Christiaan Smuts, in Sud Africa, e pubblicato nel libro “Olismo ed Evoluzione”, non si può parlare di olismo, come nuovo paradigma culturale unitario, se non a partire dalla fine degli anni settanta con i primissimi movimenti della medicina “alternativa” e della ricerca interiore.

Già negli anni ottanta era possibile intravedere, nei principi di fondo che caratterizzavano le principali forme della nascente cultura emergente, una più ampia serie di concetti, termini, testi e autori comuni, tipicamente olistici. Sia i nuovi campi come l’ambientalismo, l’ecologia, le nuove scienze, le medicine psicosomatiche, le nuove scuole di psicologia transpersonale, sia i campi culturali derivati dalle antiche tradizioni come le vie spirituali e le pratiche meditative di origine tradizionale (yoga, Tai Ci, buddismo), o le medicine tradizionali, adottavano infatti come base filosofica e pratica una concezione unitaria dell’essere umano e della realtà.

Questa forma iniziale di ”olismo” era palesemente la risposta intellettuale ed esistenziale necessaria che la nuova cultura adottava per contrapporsi e bilanciare gli effetti rovinosi di una vecchia cultura materialista basata sulla frammentazione delle arti e delle scienze, sulla divisione in classi, ruoli e razze, sulla separazione dei diritti tra uomini e donne, sulla disumanizzazione della medicina e della psichiatria, sul commercio liberista senza regole che ha portato alla “globalizzazione” delle multinazionali e all’estinzione di culture indigene e specie animali. Con l’ulteriore sviluppo dei Creativi Culturali e della loro visione divenne sempre più evidente che, senza che ci fosse una precisa logica unitaria nata dalla comunicazione e della collaborazione tra persone o associazioni, le varie forme della nuova cultura aderivano di fatto ad un paradigma comune.

 

Il paradigma olistico emergente

Negli anni novanta, il termine “olistico” inizia a diffondersi, con leggere differenze di modelli e di linguaggi (viene utilizzato analogamente ai termini “globale”, “sistemico” o “unitario”), in molte discipline, in particolare nelle medicine tradizionali (cinese, ayurvedica, sciamanica o tibetana, ecc.) e alternative (omeopatia, naturopatia, fitoterapia) che diventano medicine “olistiche”, nella psicologia umanista, gestalt e transpersonale, nei gruppi dello “human potential movement” e della “crescita personale”, nell’ecologia profonda, nei vari movimenti spirituali, nell’educazione, nell’economia etica. Nell’arco di un decennio questo termine assume le caratteristiche di un vero paradigma, con caratteristiche sempre più consistenti sia dal punto di vista filosofico, epistemologico, che medico, scientifico, e si diffonde in modo consistente, estendendosi dapprima negli Stati Uniti, in Europa, Australia, Sud America e poi, più, lentamente nel resto del mondo.

Dalla fine degli anni ‘90 agli inizi del terzo millennio il paradigma olistico ha acquistato maturità e complessità grazie ad una serie di scoperte e ipotesi scientifiche come la coerenza quantistica elettrodinamica, le ricerche di psiconeuroendocrinoimmunologia, le ricerche delle neuroscienze sulla meditazione, le ricerche sull’epigenetica, la teoria generale dei sistemi, l’ologramma, l’ipotesi Gaia, il vuoto subquantistico, la non località, gli studi psicologici sull’apprendimento e sull’educazione globale, ecc. che non solo confermano i presupposti filosofici olistici del passato, dando loro dignità scientifica e sperimentale, ma espandono ancor più le sue potenzialità e le applicazioni concrete. Nonostante sia ovvio il sogno e la visione comune, ancora si osserva una tendenza delle singole aree della nuova cultura – ecologia,  pace, diritti umani, medicine e salute globale, consumi ed economia etica, psicologia profonda, diritti umani, ricerca spirituale, educazione - a rimanere autonome e quindi a non collaborare realmente con le altre per creare insieme una reale cultura globale. La consapevolezza di condividere un comune paradigma olistico può aiutare a superare questa frammentazione. La coscienza globale diventa ora l’elemento essenziale.

 

Il paradigma olistico scientifico riunisce la dimensione esteriore e interiore

Mentre il paradigma olistico antico aveva una base prevalentemente spirituale, in cui la “coscienza” come anima, atman, spirito e via dicendo, rappresentava l'elemento unitario centrale dall'atomo all'intero cosmo, l’olistico moderno dei Creativi Culturali si fonda su una consistente base scientifica, filosofica, quantistica, cibernetica, neurofisiologica e sistemica(3) in cui la “coscienza” rappresenta l'elemento cognitivo funzionale che unifica gli elementi in un tutto, la “struttura che connette”(4) e che permette di trasformare una “rete di energie e informazioni” in un sistema organico.

Il più importante contributo della fisica quantistica al paradigma olistico fu dato dal grande fisico David Bohm, collega di Einstein, Pauli, Heisenberg, che espresse il concetto wholeness – l’unità globale, il Tutto – in cui si manifestano due grandi principi inscindibili: l'ordine implicato e l'ordine esplicato, concetti che, pur con una differente terminologia, corrispondono perfettamente al concetto di res cognitans e di res extensa. Bohm espresse anche l'idea che queste due dimensioni si manifestassero in ogni fenomeno sin dalla più piccola unità “materiale”: la particella elementare e il suo campo energetico quantistico, interpretati come un fenomeno puramente materiale, potevano infatti essere compresi come un campo olistico ossia come un campo di informazione attiva caratterizzato da una forma primitiva di consapevolezza, che David Bohm e il suo mentore Alfred North Whitehead chiarono proto-coscienza (proto mind),una elementare forma di attività cognitiva, capace di sensibilità agli stimoli energetici e informatici, in grado di percepire gli eventi, di modificarsi, di reagire e di creare sinergie co-evolutive con altri campi quantistici fino a formare strutture complesse e sistemi di ordine superiore.

Questo differente approccio trasforma le particelle subatomiche - i “mattoni” della “materia” - in entità vive e intelligenti che rappresentano l'aspetto microcosmico dell'unità intelligente del Tutto.

Come vedremo nei capitoli seguenti il Paradigma olistico, attraverso la Teoria della Coerenza Quantistica Elettrodinamica elaborata da Emilio del Giudice e Giuliano Preparata, ci spiega come elementi separati possano riunirsi in modo coerente, informato e intelligente - formando domini di coerenza - la base dell' “OLOS”, di ogni sistema organico unitario come le cellule, gli animali, gli esseri umani e l'intero pianeta. Il paradigma olistico è capace di offrire una visione della Terra come un sistema intelligente, una delicata rete di interconnessioni sinergiche, dotato di una certa coscienza, che si auto equilibra. In questa visione ogni elemento del sistema, come noi ora, scambia energia, comunica informazioni e co-evolve insieme.

 

Scienza della Coscienza

Il paradigma olistico ridà così un'anima alla scienza e alla cultura, restituisce l'intelligenza agli esseri viventi, la coscienza alla medicina e alla psicologia, la sacralità al Pianeta. Con il paradigma olistico la coscienza, come dice il premio Nobel Francis Crick, diventa “legittimo campo di ricerca scientifica”, diventa il “cuore cognitivo” di ogni sistema vivente, dal più semplice al più complesso. Il centro della nostra vita e dell'esistenza. Senza coscienza noi non esisteremmo e nessuno sarebbe cosciente se l'esistenza esiste. Senza coscienza non esisterebbe la vita. Questa “anima” che non è più espressa e codificata da rigidi termini teologici, può finalmente essere compresa in modo scientifico, come Cyber: modelli cibernetici di coscienza.

I modelli Cyber della coscienza e i processi cognitivi, che vedremo nei prossimi articoli, ci permetteranno di comprendere il concetto di energia intelligente, di studiare in modo nuovo i processi di sinergia, di cooperazione e di coevoluzione che sostengono la creazione dell'unità. Ci faranno comprendere come le singole parti si riuniscano in un unico organismo vivente dando senso e coerenza a un sistema; ma soprattutto come miliardi di esseri umani - in questo preciso momento della storia - possano sincronizzarsi e creare un sistema unitario globale, pacifico e sostenibile.

 

La coscienza globale di sé e del pianeta

Il paradigma olistico non è solo un differente modo di pensare, ma una differente e più completa comprensione che nasce dalla percezione della propria unità, dalla “coscienza globale” di se stessi.

La base del paradigma olistico - l’”unità di coscienza” - non è un concetto filosofico ma una reale immediata esperienza che nasce dalla “coscienza dell'unità”, dalla percezione di noi stessi come “sistema unitario”, da quella che possiamo chiamare “coscienza globale”. Questa percezione globale, olistica, ci permette poi di capire la coscienza globale dei sistemi viventi e della Terra. Realizzando la consapevolezza di essere un’unità viva e consapevole formata da organi e sistemi sensibili e interagenti, realizziamo anche la comprensione che le parti di un sistema vivente non sono pezzi meccanici, ma elementi intelligenti e percettivi, dotati di coscienza, memoria e dignità.

Ricerche di neuropsicologia mostrano che in uno stato di coscienza globale le onde del cervello, aumentano la sincronizzazione dal 60-70% al 90-100%, come se l’intero cervello (che gestisce le attività fisiche, emozionali e mentali) diventasse “un’unità funzionale globale”. Questo stato produce una “percezione cognitiva unitaria”, una “comprensione olistica” di sé e del pianeta, che dà senso e unità alle separate concezioni scientifiche, artistiche e culturali. Il paradigma olistico è un gioco circolare di conoscenza: conoscere se stessi rappresenta la chiave per la conoscenza della grande vita di cui siamo parte integrante. La coscienza globale di sé si riflette nella coscienza globale del pianeta. Per cambiare la coscienza del mondo dobbiamo iniziare a cambiare la coscienza di noi stessi.

 

Il paradigma olistico come DNA planetario

Il paradigma olistico è il DNA comune della cultura emergente. L'elemento che ci permette di ritrovare il senso comune di sacralità, di etica e di scientificità che ci riunisce tutti nella coscienza planetaria.

Il paradigma olistico è l'elemento fondamentale nella riunione delle culture e delle coscienze perchè implica un mutamento unitario nel modo di pensare e di vivere capace di invertire l’attuale tendenza distruttiva materialista.

Le grandi civiltà del passato sono sempre ruotate su un paradigma forte, su una visione del mondo e dell’essere umano che le caratterizzava, oggi stiamo assistendo all’esplosione della nuova cultura che, spontaneamente, si evolve partendo da una simile concezione dell’unità e dell’interconnessione profonda tra i fenomeni. La rete Internet sta creando la base fisica della rete nervosa globale da cui sta emergendo, per la prima volta nella storia, una cultura planetaria comune, di estrema complessità delle informazioni e delle conoscenze. Il paradigma olistico permette una sintesi e un’organizzazione intelligente e multidimensionale di questa enorme massa di dati e conoscenze in gran parte ancora confusa e disorganizzata, come il DNA di una cellula permette l’organizzazione unitaria dell’intera massa delle energie e delle informazioni dei cento miliardi di atomi che la compongono e la sua evoluzione globale.

 

La massa critica e il worldshift

Questa è la base della creazione della “massa critica” tra i creativi culturali di tutto il mondo. Sotto i nostri occhi stanno avvenendo processi di crescente consapevolezza individuale e collettiva, maggiore responsabilità per le popolazioni, le piante e le specie del nostro Pianeta, migliore attenzione per l’educazione dei bimbi e degli adulti, migliore gestione delle risorse, più responsabilità per la salute, l’alimentazione e le relazioni, maggiore coscienza di sé e degli altri. Ad un certo momento, quando si raggiungerà la massa critica, ci sarà il “punto di svolta” nella coscienza collettiva, il “worldshift”, il grande cambiamento globale. Il processo è ancora in piena ascesa e non si arresterà, anche se non sarà certo un processo lineare. Restiamo aperti attenti e creativi, se saremo fortunati, in questa nostra vita, potremo assistere al più importante passo dell’evoluzione umana: la nascita della civiltà planetaria.

 

 

1: Vedi: State of the world, a cura del World Watch Institute, e il Millenium Ecosystem Assesment a cura della commissione per l’ambiente dell’ONU.
2: Cartesio R., Discorso sul metodo, 1637.
3: Montecucco F.N. , Cyber la Visione Olistica, Ed. Mediterranee, Roma, 2000.

4: Bateson G., Mente e natura, Adelphi, Milano, 1984. e Bateson G., Verso un’ecologia della mente, Milano, Adelphi, 1977.

 

 


I SISTEMI UNITARI E

L'EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA

di Nitamo Federico Montecucco

 

L’evoluzione è il più importante fenomeno dell’esistenza. La comprensione del processo evolutivo ci permette di comprendere come si sviluppa l’intelligenza della vita, la sensibilità dei sensi, ma soprattutto come evolve la coscienza del cervello. La comprensione delle leggi generali dell’evoluzione ci può permettere di capire – oggi – la direzione che possiamo intraprendere per evolvere individualmente e collettivamente verso una coscienza planetaria, base di una possibile civiltà globale più umana, pacifica e sostenibile.

 

La tavola dell’evoluzione dei sistemi unitari

Partendo dal concetto di Cyber come unità di coscienza possiamo interpretare ogni fenomeno come l’azione intelligente di un sistema unitario o di un insieme di sistemi unitari che evolvono con differenti livelli di complessità fino a formare dei sistemi unitari di ordine superiore. Questa concezione unitaria della vita ci permette di comprendere l’evoluzione in modo totalmente nuovo e di superare sia la riduttiva modalità materialista del neodarwinismo che l’inaccettabile forzatura teologica del creazionismo o dell’intelligent design.

Sulla base delle comprensioni dei grandi studiosi della teoria dei sistemi applicata all’evoluzione, come Ervin Laszlo, possiamo oggi formulare una teoria dell’evoluzione dei sistemi unitari capace di includere la coscienza e i suoi sviluppi cibernetici, studiati e descritti in termini di capacità, qualità e quantità di elaborazione, memorizzazione, organizzazione, utilizzo intelligente, e comunicazione delle informazioni. Come abbiamo visto nella mappa dei sistemi unitari del precedente articolo sui cyber, è possibile considerare l’intera esistenza formata da quattro sistemi unitari: le particelle/quark, gli atomi, le cellule e i multicellulari.

 Nella mappa sull’evoluzione dei sistemi unitari (fig.1° tabella evoluzione) abbiamo messo le fasi essenziali di questo processo in righe successive, mostrando come vi siano profonde analogie e similitudini tra i differenti processi di evoluzione di queste quattro unità fondamentali. Uno dei punti chiave della teoria generale dei sistemi, sviluppata da Von Bertalanffy, è di aver evidenziato come le leggi che governano i sistemi si ripetono in modo simile sui differenti livelli di evoluzione e di complessità (isomorfismo).

Nella prima colonna della tavola, a sinistra, abbiamo allineato i quattro sistemi unitari; essi si aggregano a formare dei sistemi complessi che evolvono nel tempo in complessità, specializzazione e comunicazione (2°, 3° e 4° colonna).

   Fig. 1 - tabella evoluzione

Dall’uno, ai tanti, all’uno: la logica dei buddhafield

Come possiamo notare da questo schema sintetico (fig. 2 tabella sistemi), i sistemi complessi non sono ancora delle unità di coscienza, ma dei sistemi con un certo livello di auto-organizzazione (autopoiesi) che evidenziano un certo livello sempre più evidente di “coscienza collettiva”. Ad un certo punto accade un vero “salto quantico evolutivo”  e da un sistema complesso ad elevata complessità si viene a creare un sistema unitario di livello più evoluto. Possiamo paragonare questo salto ad un risveglio della coscienza collettiva dei singoli elementi (sistemi unitari) di cui è formato il sistema complesso. Come quando un “gruppo di ragazzi o ragazze” prende coscienza di essere “una” squadra o come quando, nell’ottocento, milioni di persone hanno preso coscienza di essere cittadini di “una” nazione. Da millenni questo stato unitario di coscienza, chiamato buddhafield (dal buddhi: coscienza risvegliata e field: campo energia) è stato compreso e utilizzato nelle grandi scuole spirituali del pianeta, ed è alla base della profonda unione che lega ogni maestro spirituale ai suoi discepoli e questi tra di loro. Il buddhafield è l’energia che tiene insieme le comunità spirituali, i monasteri, gli ashram, gli eremi di tutte le tradizioni del mondo: la percezione di essere parte di un’anima più grande e collettiva. L’unità di coscienza che caratterizza un sistema unitario è la consapevolezza di ogni suo singolo elemento di essere parte di un insieme più vasto, di un sistema di livello superiore. Gli esempi che abbiamo fatto tuttavia non sono del tutto corretti, in quanto una squadra o una nazione non sono ancora sistemi unitari: hanno un alto livello di autoorganizzazione e di intelligenza collettiva, ma non hanno “una” loro coscienza individuale di esistere, non esiste “una” voce che dice “io sono Italia”. Ogni nazione è la manifestazione della coscienza collettiva delle persone che la compongono. Sono i sistemi più complessi della riga verde dell’evoluzione umana.

 

 Fig. 2 tabella sistemi

 

I salti quantici dell’evoluzione della coscienza

Nella tavola generale dell’evoluzione per livelli di complessità (fig.3 tavola evoluzione) sono stati evidenziati  i tre salti quantici evolutivi già avvenuti e il possibile quarto salto. Prendiamoli in considerazione. Il primo “salto quantico” è avvenuto in un tempo cosmico brevissimo, “solo” 300.000 anni dopo il Big Bang, quando i quark e le particelle elementari si sono unite a formare “un” atomo, un sistema unitario di fondamentale importanza nella costruzione dell’intero universo. È la riga rossa alla base del grafico. Gli atomi, in 14 milioni di anni, dal semplice idrogeno agli atomi più pesanti come l’uranio, si sono evoluti in complessità e si sono riuniti in sistemi complessi (non unitari) creando molecole semplici, aminoacidi, e molecole sempre più complesse come le proteine e le molecole “genetiche” come l’RNA. È la riga arancio del grafico. Poi la complessità del sistema arriva ad un punto critico e quell’insieme di miliardi di atomi diventa “una” cellula: un sistema unitario di estrema intelligenza e adattabilità che genera tutte le forme viventi che conosciamo. La cellula si evolve in complessità e, nell’arco di 4 miliardi di anni, genera un proprio nucleo centrale con un codice genetico DNA, sviluppa organi interni di produzione dell’energia, organi di senso e di movimento. È la riga gialla del grafico. Le cellule si riuniscono in colonie, sviluppano sistemi specializzati e iniziano a comunicare ed organizzarsi in gruppi sempre più grandi e complessi, poi accade un ulteriore “salto quantico evolutivo”, la magia della vita…  un “sistema complesso” di miliardi di cellule diventa “un” singolo essere vivente, un sistema unitario multicellulare, vegetale o animale. Entriamo così nella riga verde del processo evolutivo. La curva dell’evoluzione della complessità si impenna; in tempi sempre più brevi si generano infinite nuove specie, sempre più adattate e coscienti. Nell’arco di un miliardo di anni il primo vermino si evolve in modo pazzesco, generando molluschi, pesci, anfibi, e poi rettili, uccelli, mammiferi fino a realizzare l’essere umano che, in meno di 2 milioni di anni (la piccola riga blu verticale sulla destra), crea la storia, la società, le arti e le scienze, e infine la consapevolezza di sé e la coscienza spirituale. Si avvicina la possibilità di un ulteriore salto quantico: il momento in cui tutti gli esseri umani del pianeta sentissero di essere cittadini del mondo, figli della Terra, realizzassero di essere elementi indispensabili di un gigantesco sistema vivente chiamato Gaia, un’unica coscienza planetaria che vive ed evolve attraverso ogni essere vivente. Il Progetto Globale si muove per realizzare questa potenzialità. Per questo salto evolutivo occorre che ogni essere umano realizzi le potenzialità della propria coscienza globale e impari a creare coerenza e comunicazione dentro e fuori di sé. Internet e le reti della nuova coscienza planetaria sono già evidenti effetti di questo processo evolutivo globale: l’inizio della “Massa Critica” dei Creativi Culturali. Se avremo fortuna in questa vita potremmo assistere al più importante salto evolutivo della storia umana, il “macroshift”: la grande trasformazione verso la civiltà planetaria, un pianeta unito, pacifico e sostenibile.

 

Fig. 3 tavola evoluzione

 

L’evoluzione umana verso la coscienza planetaria

Vorrei partire dall’affermazione di Ervin Laszlo:  “La relativamente semplice coscienza inerente ad ogni singolo neurone, può configurarsi e integrarsi in una coscienza estremamente più complessa quando è connessa con l’intero cervello come unità”, e adattarla isomorficamente al più elevato livello umano: “La relativamente semplice coscienza inerente ad ogni singolo essere umano, può configurarsi e integrarsi in una coscienza estremamente più complessa quando è connessa con l’intero pianeta come unità”.  

Come membro creativo del Club di Budapest International ho sentito una forte urgenza di applicare queste scoperte allevoluzione umana, e di trasferire questa conoscenza alle persone, per renderle consapevoli del proprio potenziale e della propria bellezza. Per questo scopo, nel 1997, in unantica villa con acque termali della Toscana, abbiamo creato il Villaggio Globale, un centro olistico per la salute globale e la crescita umana, dove abbiamo iniziato a sviluppare tecniche di coerenza per migliorare la salute mentale e risolvere i disturbi psicosomatici, liberandoci dai vecchi condizionamenti, stimolando la creatività e espandendo la coscienza oltre i limiti del sé, verso una dimensione planetaria. La coscienza planetaria cresce da una profonda esperienza di “coscienza globale” nella quale il nostro intero essere si sente in armonia e unità con lesistenza. Sviluppando questo potenziale umano abbiamo creato una nuova logica di vivere sulla Terra in un modo più consapevole.

In questa luce la risoluzione della crisi ecosistemica globale implica la trasformazione dell’esperienza di sé da uno stato di bassa ad uno stato di coerenza più elevata, ossia da una percezione egocentrica ad una percezione globale. La chiave di questo intero processo sembra risiedere nella natura coerente della coscienza e dell’energia. Spero che questo lavoro possa contribuire ad una nuova cultura della pace globale.